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Ad Agraria un seminario sull’agricoltura nell’area metropolitana di Barcellona (Spagna)

Martedì 26 febbraio, alla presenza di un pubblico numeroso e qualificato, presso l’Aula Seminari del Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, si è svolto un seminario dal titolo “L’agricoltura nell’area metropolitana di Barcellona: un problema, molti paesaggi e soluzioni di pianificazione e gestione”. Relatore principale ne è stato il Prof. Valerià Paul Carril , del Dipartimento di Geografia dell’Università di Santiago de Compostela (SPAGNA).

Il Seminario è stato proposto all’interno delle attività di AgromaterLAB e di RurAL (Rural Architecture and Landscape Working Group) condotte ad Agraria. In sede introduttiva il Prof. Salvatore Di Fazio e il Dott. Giuseppe Modica hanno presentato il tema, inquadrandolo all’interno del nuovo ruolo assunto dall’agricoltura nei cosiddetti paesaggi “intermedi” delle aree metropolitane; paesaggi caratterizzabili come vasti ambiti di transizione, luogo di confronto tra diverse dimensioni e tensioni insediative, dove la dialettica urbano-rurale in atto può condurre a situazioni drammatiche di conflitto o, diversamente, tradursi in positiva integrazione.

Valerià Paul Carril ha sottolineato come l’area metropolitana di Barcellona sia da questo punto di vista un luogo emblematico. Essa intercetta il 10% della superficie della Catalogna, ma vi abita il 67% della popolazione regionale, pari a circa 5 milioni di abitanti. Qui l’espansione urbana è stata molto intensa, con una progressiva erosione dello spazio agricolo, passato nel cinquantennio 1954-2004 da 120.000 a circa 50.000 ettari. Nel descrivere il fenomeno, il relatore ha sottolineato la particolare intensità che l’urbanizzazione ha assunto dal 1979 in poi: “Si tratta di un fenomeno non spontaneo, ma pianificato; un’urbanizzazione avvenuta in un contesto democratico, ancorché inizialmente governata dagli strumenti urbanistici dell’epoca franchista”. L’inversione di tendenza si è avuta nel 1998, con la costituzione del Parco agricolo del basso Llebrogat in un’area di circa 3000 ettari, ricadente nel territorio di 14 comuni diversi e con una popolazione di circa 700.000 abitanti. Il Parco è raggiungibile in dieci minuti dal centro urbano e per l’80% oggi è coltivato in regime di agricoltura biologica, soddisfacendo una parte significativa del fabbisogno alimentare della metropoli. Vi ha sede un’agricoltura pregiata, per lo più caratterizzata dalla produzione vitivinicola, da colture ortive e dalla cerealicoltura. Si tratta di colture irrigue storicamente presenti, rese possibili storicamente dalla realizzazione e dall’attenta gestione di una fitta rete di canali di irrigazione.

L’esperienza del Parco, che a sua volta costituisce un elemento importante della più ampia rete ecologica regionale, dimostra la positiva coniugazione della modernizzazione dell’agricoltura con il raggiungimento degli obiettivi ambientali. La qualità dei prodotti agricoli sposa la qualità del paesaggio, valorizzando quest’ultima come un motore di sviluppo e generatore di reddito.

Il piano di gestione del Parco agricolo del Baix Llebrogat si articola secondo cinque diverse linee di azione, riguardanti: l’efficienza dell’agricoltura e dei servizi; il miglioramento qualitativo delle produzioni e la definizione per essi di adeguate strategie di marketing a di commercializzazione; la modernizzazione delle aziende; la qualità del paesaggio e lo sviluppo armonico dello spazio fisico, nel rispetto delle componenti naturali; la diffusione di conoscenza e di buone pratiche riguardo al patrimonio naturale e culturale presente.

Valerià Paul Carril ha mostrato alcuni esempi di traduzione delle linee strategiche in azioni specifiche: la promozione di iniziative agrituristiche nell’ambito periurbano; la valorizzazione del vino e dei prodotti del parco attraverso marchi di qualità che ne indicano la riconoscibilità e ne segnano la tracciabilità, nonché mediante itinerari enogastronomici che valorizzano i paesaggi produttivi; filiere corte locali associate a reti di produzione e di consumo locale; la promozione di produzioni che rispettino i cicli stagionali e valorizzino le tipicità locali.

Il Parco a sua volta costituisce un elemento di un sistema più ampio di spazi protetti, naturali e agricoli, che vengono a costituire una rete ecologica regionale di significativa importanza, oltre che luogo privilegiato di presidio della biodiversità agricola locale. I recenti indirizzi di gestione hanno spostato l’attenzione da un approccio vincolistico - protettivo, mirante a proteggere il suolo agricolo dall’aggressione urbana, a uno pro-attivo, mirante a sviluppare forme ambientalmente sostenibili e reddittive di agricoltura, in grado di contribuire a mantenere la qualità del paesaggio e migliorare le condizioni di vita della popolazione. Interessante, in tal senso, è il dato fornito da Valerià Paul Carril : “Oggi il 75% della produzione orticola del Parco si consuma nello stesso ambito metropolitano; almeno il 15% della verdura che viene venduta in città proviene dall’area agricola metropolitana, è un prodotto a chilometro zero. Spesso sono gli stessi agricoltori a venderla in appositi mercati del contadino; in altri casi sono gli abitanti urbani che possono approvvigionarsi direttamente in azienda raccogliendo essi stessi il prodotto, dando una connotazione ricreativa all’escursione nel Parco per far la spesa”.

In sede conclusiva sono intervenuti il Prof. Gulisano, direttore del Dipartimento di Agraria, e il Prof. Fichera, responsabile del laboratorio AgromaterLAB, inquadrando le tematiche trattate nei percorsi di ricerca del Dipartimento e riferendole alle iniziative intraprese per offrire alle imprese agroalimentari calabresi adeguati servizi per il miglioramento qualitativo dei prodotti, oltre che adeguate strategie di marketing agroalimentare e territoriale per le produzioni tipiche.

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